Doggy bag obbligatorio: cosa dice la legge in Francia
La risposta è sì. Dal 1° luglio 2021 la legge impone ai ristoratori di mettere a disposizione un contenitore al cliente che vuole portare via il cibo che non ha finito. Il riferimento normativo è la legge AGEC del 10 febbraio 2020, contro lo spreco e a favore dell'economia circolare.
L'articolo 62 è integrato dal decreto n. 2021-1370, che precisa come il locale debba mettere a disposizione contenitori riutilizzabili o riciclabili, comprese le bevande in bottiglia vendute e non consumate. In altre parole, ciò che resta nel piatto o nella caraffa non finisce più nella spazzatura per impostazione predefinita.
Prima di quella data il doggy bag era un gesto commerciale. Alcuni locali lo praticavano già con il nome di gourmet bag, un'iniziativa lanciata nel 2014 dalle autorità pubbliche per ridurre lo spreco alimentare. Oggi è un obbligo di legge, non un'opzione.
Chi è soggetto a questo obbligo?
La ristorazione commerciale
Riguarda tutti gli esercizi di ristorazione commerciale: ristoranti tradizionali, brasserie, pizzerie, ristoranti gastronomici e i locali di somministrazione di bevande che servono pasti. Non contano le dimensioni né il numero di coperti.
La ristorazione collettiva
Mense scolastiche, mense aziendali e strutture sanitarie rientrano nella legge EGalim. Anche per loro vale l'obbligo di consentire ai commensali di portare via gli avanzi.
I buffet a volontà
È il caso che si presenta più spesso in sala. Un buffet a volontà non sfugge alla legge per quanto il cliente ha già messo nel proprio piatto. Nulla lo autorizza però a svuotare le vaschette del buffet in un contenitore: il cibo non servito resta di proprietà del locale.
- Ristoranti e brasserie: soggetti all'obbligo
- Locali di somministrazione di bevande che servono pasti: soggetti all'obbligo
- Solo asporto: non soggetti, il contenitore fa già parte del servizio
- Buffet a volontà: soggetti per il piatto del cliente, non per il buffet
Doggy bag obbligatorio gratuito o a pagamento?
Il decreto parla di messa a disposizione, senza autorizzare alcuna fatturazione. Nei fatti, l'interpretazione seguita dalla DGCCRF è quella del contenitore gratuito. Il ristoratore che addebita 1 o 2 euro per la vaschetta si espone a contestazioni, tanto più che in quel caso il prezzo deve comparire sul menu.
Molti locali scelgono una via intermedia: una vaschetta semplice offerta e un contenitore termico riutilizzabile venduto a prezzo di costo per chi lo chiede. Se addebitate qualcosa, l'indicazione deve essere chiara, esattamente come per il resto dell'esposizione dei prezzi al ristorante.
Su 100 coperti serviti a pranzo, da due a cinque clienti chiedono davvero un contenitore. Il costo vero non è la vaschetta: è il tempo che serve a spiegare che esiste.
Quali contenitori scegliere per i vostri doggy bag
La legge impone materiali riutilizzabili o riciclabili. Gli imballaggi devono inoltre essere idonei al contatto alimentare, il che esclude il semplice sacchetto da panetteria recuperato in cucina. Ecco le quattro famiglie usate in sala.
| Contenitore | Costo unitario indicativo | Uso consigliato |
|---|---|---|
| Vaschetta in cartone kraft | da 0,15 a 0,30 € | Piatti asciutti, pizze, dolci |
| Vaschetta in plastica riciclabile con coperchio | da 0,25 a 0,50 € | Piatti in salsa, porzioni liquide |
| Contenitore termico riutilizzabile | da 2 a 5 € | Alta cucina, clientela fidelizzata |
| Contenitore con cauzione | da 3 a 6 € di cauzione | Locali in centro città |
Per un ristorante gastronomico il contenitore termico si giustifica: protegge l'impiattamento e prolunga la freschezza. Per una brasserie che gira su 120 coperti, il cartone resta la scelta razionale. Ricordate l'etichettatura se il piatto contiene ingredienti sensibili, nella stessa logica degli allergeni INCO al ristorante.
Quali sanzioni in caso di mancato rispetto?
Il rifiuto di fornire un contenitore costituisce una contravvenzione di 5ª classe. La sanzione può arrivare a 1.500 € per una persona fisica e a 7.500 € per una persona giuridica. I controlli spettano alla DGCCRF, di norma in seguito a una segnalazione.
Cosa fare se un ristoratore rifiuta? Il consumatore può richiamare il quadro normativo e poi segnalare il locale su SignalConso. Nella pratica, la maggior parte dei rifiuti nasce dalla scarsa conoscenza della norma, non da cattiva volontà.
Come proporre il doggy bag in sala senza perderci tempo
L'obbligo riguarda la messa a disposizione, non una proposta sistematica a ogni tavolo. Ma un cliente che ignora il proprio diritto non lo chiederà mai. La soluzione più semplice è scriverlo dove sta già guardando.
- Una riga in fondo al menu: «Potete portare via gli avanzi del vostro pasto, contenitore offerto su richiesta.»
- Un promemoria del personale a fine servizio, ai tavoli dove è rimasto del cibo
- Un'indicazione nello spazio dedicato alle affissioni obbligatorie al ristorante
Un menu digitale semplifica il lavoro: aggiungete l'indicazione una volta sola e vale su tutti i supporti, senza ristampe. È lo stesso principio di un cambio di prezzo o del piatto del giorno.
Il doggy bag in Europa: Belgio, Portogallo e non solo
La Francia è tra i pochi Paesi ad aver legiferato. Il Portogallo dal 2020 impone ai ristoranti di fornire un contenitore su richiesta. In Belgio non esiste alcun obbligo nazionale: la pratica si basa su campagne regionali contro lo spreco alimentare e sull'iniziativa dei singoli locali.
A livello europeo la riduzione dei rifiuti alimentari resta un obiettivo condiviso, senza un'unica norma vincolante. In Francia, ogni anno, molte porzioni ancora commestibili finiscono nella spazzatura in sala: il doggy bag non risolve tutto, ma costa poco e il cliente lo nota subito.














